Guida ADI al Dottorato 2016/2017

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Che cos'è la Guida ADI al dottorato?

La Guida ADI al Dottorato è uno strumento che ADI fornisce gratuitamente a chiunque sia interessato al dottorato, e che si propone di dare risposta ad alcune delle domande più frequenti sul Dottorato di Ricerca in Italia.

Le informazioni contenute nella guida sono aggiornate al 2016, e derivano da documenti ufficiali e dall'esperienza dei molti soci ADI che ogni giorno, volontariamente, aiutano i colleghi ad affrontare i piccoli e grandi problemi che complicano la vita dei giovani ricercatori in Italia. Obiettivo di questo documento è quello di dare un senso alla Biblioteca di Babele di leggi, regolamenti e consuetudini che regolano il Dottorato in Italia.

Le informazioni fornite sono il più possibile generiche e applicabili nella quasi totalità delle università italiane. Alcuni dettagli, tuttavia, variano anche considerevolmente tra ateneo ed ateneo, e a volte anche tra i diversi corsi in uno stesso ateneo. Invitiamo dunque i lettori a segnalarci imprecisioni o variazioni rispetto alle norme nei loro atenei o dipartimenti.

 

Che cos'è l'ADI?

L'ADI è l'associazione che rappresenta e tutela i dottorandi, gli assegnisti di ricerca e i giovani ricercatori e lavora per dare più valore al titolo di Dottore di Ricerca. L'ADI è indipendente dai partiti, ed è fatta da dottorandi e da dottori di ricerca che dedicano in maniera volontaria e non retribuita il proprio tempo per migliore le condizioni di vita e di ricerca di tutti. Attualmente ADI è presente sul territorio nazionale con più di 20 sedi locali.

Aumento delle borse, superamento del dottorato senza borsa, riforma del dottorato, statuto dei diritti, misure pensionistiche, riforma delle procedure di reclutamento, valorizzazione del titolo: sono solo alcuni temi trattati negli ultimi anni dall'ADI. Diamo voce alle istanze e ai bisogni dei dottorandi e dei giovani ricercatori nella contrattazione con il Ministero e con il Governo, nel confronto con maggioranza e opposizione, come rappresentanti al CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari).

Rispetto ad alcune di queste battaglie abbiamo ottenuto vittorie significative: l'aumento di 240 euro al mese, per tutti i dottorandi borsisti, a partire da gennaio 2008 è sicuramente tra le più importanti. In alcuni atenei siamo riusciti ad abolire o a far rimborsare le tasse imposte ai dottorandi, così come siamo riusciti ad ottenere alcune misure nella Riforma del Welfare a tutela dei diritti pensionistici.

Resta ancora molto da fare: l’aumento della borsa di dottorato, il superamento del dottorato senza borsa, l'eliminazione delle tasse per tutti i non borsistiuna riforma del reclutamento dei ricercatori incentrata su sul superamento della precarietà e sulla creazione di condizioni di lavoro adeguate, l'approvazione di una Carta dei Diritti dei Dottorandi, la valorizzazione del dottorato nelle imprese, nella scuola e nella pubblica amministrazione e in particolare nel sistema universitario.

Nei prossimi anni vogliamo continuare a dare voce ai dottorandi e ai dottori di ricerca. Per farlo, come sempre, potremo contare solo sul tempo e sull'impegno volontario di tanti attivisti. Iscriversi all'ADI significa sostenere concretamente queste battaglie e impegnarsi a portarle avanti.

Dai forza al tuo dottorato, iscriviti all'ADI!

 

Indice

  1. Informazioni generali
  2. Rappresentanza
  3. Risorse
  4. Diritti

 

Che cos’è il dottorato di ricerca?

Il dottorato di ricerca è un corso universitario, della durata di tre anni, il cui scopo è formare il dottorando affinché acquisisca gli strumenti umani, scientifici e metodologici per diventare ricercatore. In questo periodo di formazione, il dottorando è seguito da un docente tutor che lo guida nelle attività formative e di ricerca. I corsi di dottorato sono solitamente strutturati in due parti:

  1. Nella prima parte del dottorato il dottorando ha la possibilità di completare e arricchire il proprio bagaglio di conoscenze seguendo corsi, seminari e partecipando a scuole e conferenze. L’organizzazione di questo periodo è lasciata ai singoli corsi e non è omogenea tra settori disciplinari e atenei.
  2. La seconda parte del dottorato è dedicata principalmente all’attività di ricerca integrabile con uno o più soggiorni all’estero per un periodo complessivo non superiore ai 18 mesi. Questa fase si conclude con la discussione di un elaborato finale ed il conseguimento del titolo di Dottore di Ricerca.

 

Quanto dura il dottorato di ricerca?

La durata del dottorato non può essere inferiore ai tre anni, come stabilito dall’art.6 comma 1 del DM 45/2013 (Regolamento recante modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e criteri per la istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati). Il dottorando ha diritto a richiedere una sospensione della frequenza del corso, concessa a discrezione del Collegio docenti, in caso di particolari e gravi motivi personali o familiari. Il dottorato viene altresì sospeso in caso di maternità (vedi la sezione “Diritti”). Durante i periodi di sospensione è sospeso anche il pagamento della rata della borsa di studio.

 

Si può ottenere la proroga?

L’attività di ricerca è spesso influenzata da fattori non direttamente controllabili dal dottorando: il ritardo nell’ottenere i dati necessari, la necessità di ripetere esperimenti a causa di fattori ambientali, la manutenzione delle attrezzature di laboratorio, la difficoltà nel reperire i testi necessari, etc. Per questo il Ministero aveva previsto la possibilità, per il dottorando, di richiedere al Collegio docenti, ossia al soggetto titolare della valutazione del dottorando, un periodo di proroga per la consegna della tesi.

A partire dal 29° ciclo, con le modifiche apportate al sistema di valutazione dei dottorandi (DM 45/2013), anche l’istituto della proroga è cambiato. Ora il dottorando è tenuto a consegnare entro la fine del terzo anno il proprio elaborato, che sarà valutato da due docenti esterni ai soggetti che hanno concorso al rilascio del titolo di dottorato. Il compito dei docenti esterni è quello di fornire un giudizio rispetto alla tesi, deliberando sull’ammissione della tesi alla discussione finale o il rinvio per un periodo non superiore ai sei mesi. Pertanto, la proroga, non è più richiesta dal dottorando ma determinata dal giudizio dei docenti esterni.

 

Che cosa è e come posso ottenere l’attestazione di Doctor Europaeus?

L'attestazione di Doctor Europaeus è una certificazione aggiuntiva al titolo di Dottore di ricerca che viene rilasciata a livello nazionale. Non è un titolo accademico con valore sovranazionale né un titolo conferito da istituzioni internazionali. Tale certificazione deve rispettare le condizioni della Confederazione delle Conferenze dei Rettori dei paesi della UE, recepite dalla European University Association (EUA).

Le condizioni per poter richiedere l’attestazione di Doctor Europaeus sono:

  1. La discussione della tesi finale dovrà essere preceduta dalla presentazione di due relazioni sul lavoro di tesi da parte di due professori provenienti da Università Europee diverse da quella in cui viene discussa la tesi;

  2. Almeno un membro della commissione d'esame dovrà appartenere ad una istituzione di un paese europeo diverso da quello in cui viene discussa la tesi;

  3. Tutta o parte della discussione della tesi dovrà avvenire in una delle lingue ufficiali europee, diversa da quella del paese in cui la tesi viene discussa;

  4. Parte della ricerca presentata nella tesi dovrà essere stata eseguita durante un soggiorno di almeno 6 mesi in un paese europeo diverso da quello del candidato.

Per attivare la procedura per il conseguimento del titolo di Doctor Europaeus i dottorandi dovranno rivolgersi ai docenti coordinatori dei corsi di dottorato.

 

I dottorandi hanno diritto ad avere rappresentanti negli organi centrali e nei consigli di dipartimento?

Dipende. In diversi atenei è prevista la presenza di rappresentanti dei dottorandi nel Senato Accademico (così come previsto dagli statuti dei singoli atenei), mentre quasi ovunque sono previste rappresentanze di dottorandi e assegnisti di ricerca nei consigli di dipartimento (in alcuni casi le due categorie sono accorpate ed hanno rappresentanti comuni). In entrambi i casi si tratta di cariche elettive, le cui modalità di elezione (cartaceo, elettronico, mail) variano tra ateneo ed ateneo. Infine i dottorandi hanno diritto ad avere propri rappresentanti per ogni corso di dottorato, con la facoltà di partecipare al Collegio docenti secondo le modalità normate negli appositi regolamenti.  

 

Esistono rappresentanti dei dottorandi a livello nazionale?

L'ADI è presente con un suo rappresentante negli organi CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari).

Il CNSU è un organo consultivo di rappresentanza composto da 30 membri (28 eletti dagli studenti universitari, più un componente eletto dagli iscritti alle scuole di specializzazione e un componente eletto dagli iscritti ai corsi di dottorato di ricerca) che formula pareri e proposte da rivolgere al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Nello specifico, l’organo in questione si esprime sui progetti e i decreti ministeriali riguardanti la disciplina dei corsi di laurea, di dottorato, delle scuole di specializzazione, l’orientamento e la mobilità studentesca, il diritto allo studio, la didattica, la valutazione e diversi altri ambiti connessi alla vita studentesca. Ogni anno il CNSU è tenuto a dare il suo parere sui criteri di assegnazione dell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Il CNSU può formulare inoltre proposte e interrogazioni da sottoporre al Ministro su tutte le questioni relative alla condizione dei rappresentati. Le elezioni dei membri del CNSU si svolgono ogni tre anni.

Il CUN è il maggiore organo consultivo e propositivo del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR). Mirando a rappresentare le diverse componenti del mondo accademico, il CUN è composto da 58 consiglieri di cui 42 docenti (ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato e determinato di tipo B), 3 rappresentanti del personale tecnico-amministrativo e 13 designati in rappresentanza delle altre componenti del sistema universitario. Fra questi, 8 componenti sono eletti in seno al CNSU, tra cui il rappresentante dei dottorandi, che quindi non gode per legge di una rappresentanza garantita in CUN. Quale massimo organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario, il CUN esprime pareri, formula proposte, adotta mozioni, raccomandazioni, svolge attività di studio e analisi su ogni materia di interesse per il sistema universitario.

 

Ho un problema riguardante il mio percorso di dottorato: con chi posso parlare?

I colleghi di dottorato sono la prima fonte di informazione, per capire se si tratta di un problema individuale o collettivo. Il proprio tutor dovrebbe essere la persona con cui interagire per risolvere i problemi specifici del proprio progetto di ricerca. Se il problema necessita di una discussione più ampia, è opportuno sottoporlo al coordinatore della Scuola di Dottorato per farlo discutere dal Collegio dei docenti, se necessario. L’ufficio dottorandi può supportare i singoli dottorandi nella risoluzione di problemi individuali e collettivi di tipo burocratico. Il nostro consiglio è di rivolgersi ai rappresentanti negli organi centrali dell’ateneo e/o all’ADI per problemi collettivi in cui serve un’azione a livello di Ateneo o Nazionale.

 

Come funziona la copertura delle spese per missioni in Italia e all’estero?

Il DM 45/2013 garantisce che, a partire dal secondo anno, a ciascun dottorando è assicurato un budget aggiuntivo per le attività di ricerca da condurre in Italia o all'estero. Le rimanenze non spese alla fine del secondo anno sono accumulate con il fondo disponibile l’anno successivo. Tale fondo non può essere inferiore al 10% dell'importo della borsa medesima. Il fondo è personale e a disposizione del singolo dottorando, l’utilizzo di questi fondi da parte di soggetti terzi senza il consenso del diretto interessato non dovrebbe essere permesso. Poichè le missioni (es. partecipazione a convegni) sono considerate attività di ricerca, le relative spese possono essere coperte dal budget aggiuntivo.  Il budget è garantito anche a tutti i dottorandi senza borsa, come è stato chiarito grazie all’opera di pressione di ADI al ministero, dalle linee guida ministeriali (criterio 6) emanate nel marzo 2014.

 

Cosa devo fare per chiedere il rimborso delle spese sostenute per missioni?

Innanzitutto bisogna avere l’approvazione del proprio tutor rispetto alla missione e compilare l’apposita richiesta secondo le regole previste dal proprio ateneo. La modulistica per usufruire di questi fondi deve essere firmata dal proprio coordinatore di Dottorato e dal Direttore di Dipartimento. Solitamente, i moduli devono essere appositamente compilati con le attività, i luoghi e i servizi di alloggio e trasporto utilizzati e devono riportare il codice UPB, ossia il codice sul quale sono depositati i fondi. Dopo aver effettuato la missione bisognerà compilare un secondo modulo, per la rendicontazione delle spese sostenute. Il modulo dovrà essere accompagnato dalle ricevute in originale.

Poiché ogni ateneo adotta un proprio regolamento per le missioni, consigliamo di recarsi presso l’amministrazione del proprio Dipartimento per informazioni specifiche e rivolgersi ad una sede locale dell’ADI per segnalare eventuali problemi.

 

Come funziona la maggiorazione della borsa per periodi all’estero?

Il DM 45/2013 garantisce la maggiorazione della borsa per periodi di visiting all’estero per un ammontare pari al 50% della borsa mensile.

Il primo passo per poter usufruire di tale maggiorazione è contattare un professore dell’Università ospitante e accordarsi su un programma di studio e ricerca per il periodo di visiting. Il periodo di visiting deve essere certificato da un modulo prima della partenza, che deve essere firmato dal proprio coordinatore di Dottorato ed inviato con tutte le informazioni richieste (Università ospitante, periodo di riferimento, Paese etc.) all’amministrazione della propria scuola di Dottorato di Ateneo. Gli atenei possono richiedere dei moduli che avvalorino la permanenza del Dottorando presso l’Università ospitante (qualora il periodo superi i 4 mesi), durante il periodo di visiting oppure al termine di esso.

Si ricorda che ai borsisti di Stati Esteri o beneficiari di altro sostegno finanziario o di specifici programmi di mobilità che abbiano una regolamentazione specifica non viene applicata la maggiorazione prevista dall’articolo 9 comma 2 e 3 del del Decreto Ministeriale 8 febbraio 2013 n. 45.

 

Qual è l’importo lordo della borsa?

L'importo annuo minimo della borsa è di Euro 13.638,48 (comprensivo della quota INPS a carico del dottorando) come previsto dal DM del 18 Giugno 2008.

 

I dottorandi versano contributi all'INPS?

La borsa di studio del dottorato di ricerca è soggetta al versamento dei contributi previdenziali INPS a gestione separata ai sensi dell’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 e successive modificazioni, nella misura di due terzi a carico dell’amministrazione e di un terzo a carico del borsista. I dottorandi godono delle tutele e dei diritti connessi.

Dal 1° Gennaio 2016 le aliquote di contribuzione alla gestione separata INPS sono le seguenti:

  • 31,72% soggetti non assicurati presso altre forme obbligatorie (10,57% a carico del borsista)

  • 24% soggetti già assicurati presso altre forme obbligatorie.

 

Come funziona la maternità per le dottorande?

L’articolo 12 (Diritti e doveri dei dottorandi) del DM 45/2013 stabilisce che alle dottorande si applichino le disposizioni a tutela della maternità di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 12 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 247 del 23 ottobre 2007.

In caso di maternità il dottorato viene sospeso obbligatoriamente per 5 mesi, che saranno recuperati successivamente (in pratica la durata minima passa da 3 anni a 3 anni e 5 mesi). Durante la sospensione, la dottoranda non percepisce la borsa ma ha diritto ad un assegno di maternità pari all’80% della borsa versato dall'INPS.

 

Cosa succede a un dottorando in caso di incidente sul lavoro?

La materia è regolamentata dal decreto legislativo n.81 del 9 aprile del 2008. Tale decreto si applica a tutti i settori di attività, pubblici e privati, e a tutte le tipologie di rischio. Quindi non vi è discrimine tra un dottorando che lavora in un ateneo\istituto pubblico o presso un ente privato. Tale decreto si applica anche a coloro che usufruiscono di borse di studio erogate da enti diversi da quelli responsabili del luogo ove si effettua la prestazione lavorativa. L’articolo 18 regolamenta gli obblighi che l’Università o l’istituto di ricerca deve adempiere in materia di sicurezza. In particolare:

  1. Obbligo di formazione sulle misure di prevenzione e gestione delle emergenze;

  2. Fornire, dove è necessario, i necessari e idonei dispositivi di protezione individuali;

  3. Aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e tecnologici che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza del lavoro, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione.