No alle disparità tra RTDA

Più di 400 sostenitori, tra ricercatori, professori, assegnisti, contrattisti, borsisti e dottorandi hanno sottoscritto l’istanza per chiedere al MUR di consentire che un RTDA finanziato su fondi PON o PNRR a tempo pieno possa partecipare a costo zero, ossia senza rendicontazione di mesi uomo, ai bandi competitivi nazionali e internazionali, tra cui i PRIN. 

La regolamentazione attuale crea una grave disparità tra RTDA su fondi PON e RTDa “tradizionali” (su fondi di Ateneo o esterni), sia dal punto di vista dell’effettiva possibilità di ottenere risultati di rilievo dalle proprie ricerche e di creare collaborazioni, sia in sede di domanda di Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN), in quanto molte commissioni adottano, tra i titoli valutati, l'essere responsabili di progetti europei e/o nazionali. Tale possibilità viene di fatto negata agli RTDA PON.

Guida al riesame della domanda di indennità una tantum

Ho diritto all’indennità?

Con l’estensione attuata dall’art. 22, comma 2, lett. b) del d.l. n. 115 del 9 agosto 2022, convertito dalla l. n. 142 del 21 settembre 2022, dottorandi/e e assegnisti/e di ricerca con contratti attivi alla data del 18 maggio 2022, senza più alcun margine di dubbio, hanno pieno diritto all’indennità una tantum prevista dall’art. 32, comma 11, del d.l. n. 50 del 17 maggio 2022.

Nel portale INPS, la domanda rientra nelle indennità erogate dall’INPS ai titolari di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Qui trovate la guida passo passo su come effettuare la richiesta di riesame.

PhD e PA: l'ennesima mazzata

In data 5 ottobre 2022 è stato pubblicato il bando dell’Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) per la selezione e il reclutamento di 67 funzionari a tempo determinato. Dalla valutazione del bando emerge chiaramente come la valutazione del titolo di Dottore di Ricerca risulti altamente mortificante sia rispetto al valore del titolo in sé, sia per quanto riguarda una procedura comparativa iniqua rispetto agli altri titoli valutabili.

In particolare, come riportato nell’allegato A del bando, viene attributo al Dottorato di Ricerca un punteggio pari ad 1,5. Esso risulta pari alla metà rispetto al punteggio assegnato al titolo della laurea (triennale) conseguito con una votazione compresa tra 108 e 110 e, addirittura, pari a meno della metà rispetto al titolo della laurea conseguito con lode.

Vergognosa retromarcia del Governo sui diritti dei ricercatori

In audizione congiunta con la VII Commissione Cultura, la Ministra dell’Università Anna Maria Bernini comunica la volontà di prorogare gli assegni di ricerca. Un sistema unico in Europa, iniquo, senza diritti né tutele, indegnamente retribuito, fonte di precarietà esistenziale, discontinuità, ricattabilità, ansia e incertezza.

Niente si fa con niente: manifesto per un lavoro di ricerca stabile e dignitosamente retribuito

Nell’Italia post-pandemica, la ricerca continua a vivere una tensione fra tecnicizzazione dei saperi e delle decisioni di politica accademica e aziendalizzazione dell’università: se da un lato il ruolo sociale della ricerca viene osteggiato e bandito dalla ratio decidendi nazionale e locale, assieme a democraticità, pubblicità e inclusività delle istituzioni accademiche e della possibilità stessa di accedere al ruolo di ricercatore/trice, dall’altro assistiamo all’appalto del finanziamento della ricerca, se non della sua stessa programmazione, agli interessi del capitale privato per i quali il ricercatore/trice, specie se giovane, è costretto a disegnare il proprio percorso di vita all’insegna dell’intermittenza fra una posizione precaria e l’altra, alla competizione per l’accaparramento di risorse scarse e primariamente orientate alla soddisfazione di interessi corporativi... Potete scaricare il documento in pdf qui.

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