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Precari Università, ordinanza TAR: ulteriore segnale della bontà delle nostre ragioni

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Una recente ordinanza del TAR del Lazio, che ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione pregiudiziale inerente a un ricorso intentato da un ricercatore, evidenzia l’ormai insostenibile abuso da parte degli Atenei dei contratti a tempo determinato. Rispetto all'ordinanza non possiamo che rilevare come questa confermi una parte della nostra analisi e la necessità di porre fine a questo abnorme fenomeno di sfruttamento che è diventato sempre più “normalità” dall'entrata in vigore della L. 240/2010.

I Ricercatori Determinati scrivono al Presidente della Repubblica

I Ricercatori Determinati scrivono al Presidente della Repubblica

Il 6 dicembre migliaia di ricercatori precari, dottorandi e studenti - in oltre 20 atenei dal Sud al Nord del Paese - si sono mobilitati per pretendere risposte alla cronica crisi del sistema universitario e della ricerca. Da Torino a Palermo sono state decine le azioni e iniziative messe in campo per rimettere l’Università, la Ricerca e il Diritto allo studio al centro della discussione pubblica e dell’agenda politica del Paese.

Cattedre Natta: i fondi vadano ad assunzioni per #ricercatorideterminati

Secondo le ultime indiscrezioni, le bozze della manovra economica del governo prevedono l’abolizione delle cosiddette “Cattedre Natta”, ossia le cattedre previste dalla Legge di bilancio 2016 destinate alle chiamate dirette di docenti nelle nostre Università, contro cui ADI, FLC CGIL, LINK e altre organizzazioni rappresentative dell’accademia hanno firmato sin da subito un appello congiunto.

Ricercatori Determinati: per il futuro dell’Università pubblica in Italia

Ricercatori Determinati: per il futuro dell’Università pubblica in Italia

Alla fine del 2010 negli atenei italiani insegnavano 56.000 docenti. A otto anni di distanza dall’approvazione della Legge Gelmini, l’organico delle università si è ridotto a 50.000 strutturati. Nel frattempo sono esplose le forme di lavoro atipiche e a tempo determinato: a 3.500 ricercatori di tipo A e 2.500 di tipo B si affiancano quasi 15.000 assegnisti di ricerca. Si tratta di personale necessario per garantire in tutti gli atenei il mantenimento di normali livelli di ricerca e didattica,  e in alcuni contesti persino per lo svolgimento del lavoro amministrativo.

Tempo scaduto! L’emergenza degli assegnisti di ricerca e le risposte che vogliamo

Nel quadro attuale di un reclutamento con il contagocce migliaia di assegnisti in scadenza stanno per essere espulsi dall’Università, dopo sei anni di lavoro e senza alcuna concreta prospettiva di carriera nel mondo della ricerca. Quale risposta all’emergenza? Proroga straordinaria degli assegni di ricerca, riforma del pre-ruolo e piano di reclutamento straordinario devono essere tre elementi inseparabili. Siamo realisti: vogliamo tutto e subito, perché solo con una risposta di sistema si può e si deve risolvere oggi l’emergenza del precariato.