Sono i criteri di ripartizione dei fondi a penalizzare il Sud. Bussetti deve dimettersi.

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Bussetti | Sud | Le parole rivolte a chi chiedeva più fondi per scuole e università del Sud dal Ministro dell'Istruzione Marco Bussetti («Vi dovete impegnare forte. Questo ci vuole. Lavoro, sacrificio e impegno») sono rivelatrici di un disegno politico autonomista che, a partire da settori come l’istruzione e la sanità, non può che minare la stessa Unità nazionale. E’ per questo che chiediamo le dimissioni di un Ministro che dovrebbe invece rappresentare l’Italia intera e tutelarne l’unità.

 

Secondo il Ministro Marco Bussetti le scuole e le università del Mezzogiorno dovrebbero “impegnarsi forte” più che chiedere fondi per recuperare il gap con il Nord (video). Noi dell’ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia  siamo convinti che questa dichiarazione rilasciata durante la visita ad Afragola del Ministro non rappresenti solo una semplice leggerezza o un’uscita infelice. Le parole di Bussetti  («Vi dovete impegnare forte. Questo ci vuole. Lavoro, sacrificio e impegno») dimostrano che il Ministro dell’Istruzione non conosce affatto la situazione reale delle scuole e degli atenei del Sud, dove sono proprio i sacrifici e il duro lavoro che da anni permettono la sopravvivenza ai tagli all’istruzione che si susseguono governo dopo governo. L’austerità ha colpito l’intero sistema nazionale dell’istruzione ma le scuole e le università del Mezzogiorno continuano ad essere maggiormente penalizzate nella ripartizione dei fondi che - in quella sua dichiarazione - continua a negare al Sud.

Lo dimostra la ripartizione dei “punti organico” alle Università che anche quest’anno privilegia le università del Nord: risorse equivalenti a ben 280 ricercatori che verranno sottratte agli atenei del Centro-Sud. Come spiega il prof. Gianfranco Viesti, in un’intervista pubblicata lo scorso 14 gennaio su dottorato.it, «uno dei grandi problemi del Sud è la diminuzione degli studenti iscritti. Bisognerebbe quindi ragionare su come far aumentare il numero di studenti nelle università del Sud e, di conseguenza, aumentare – e non diminuire - il numero di docenti», soprattutto considerando che il numero di docenti per studenti iscritti è più basso al Mezzogiorno e che già oggi le regioni del Sud Italia sono quelle che in Europa hanno la percentuale più bassa di giovani laureati.

Con le regole attuali, al contrario, gli atenei meridionali continuano ad essere penalizzati già dal solo fatto di essere localizzati in territori economicamente più deboli, che non permettono di attrarre entrate da tasse e contributi in misura tale da competere nella ripartizione dei fondi con i parametri di equilibrio economico-finanziario più solidi che si riscontrano in genere negli atenei del Nord. Si assiste quindi alla riduzione dei corsi di laurea e dell’offerta formativa, alla conseguente emigrazione verso Nord degli studenti (che sono infatti in aumento), all’ulteriore impoverimento finanziario delle università del Sud e - in un circolo vizioso - una ripartizione dei fondi nazionali che continua a favorire il Nord.

A ben poco serve, in questo quadro, investire le poche risorse a disposizione in un unico centro d’eccellenza come la Scuola Superiore Meridionale - che il Ministro continua a sbandierare - mentre si lasciano tutte le altre università meridionali a competere nella ripartizione di quel che resta del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) in condizioni sfavorevoli rispetto a quelle del resto del Paese.

Lo stesso vale per le scuole, dove il progressivo trasferimento di competenze dallo Stato alle Regioni sta impoverendo di risorse e occasioni gli istituti scolastici situati nelle regioni finanziariamente più deboli.

E’ per tutte queste ragioni che l’ADI ritiene le dichiarazioni del Ministro Bussetti gravi e rivelatrici di un disegno politico autonomista che, a partire da settori come l’istruzione e la sanità, non può che minare la stessa Unità nazionale. E’ per questo che chiediamo le dimissioni di un Ministro che - al contrario di quanto dichiara e del disegno politico che porta avanti - dovrebbe invece rappresentare l’Italia intera e tutelarne l’unità.

 
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