MIUR

Senza confronto con le parti sociali nessuna riforma del dottorato e del postdoc!

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Negli ultimi giorni il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, ha rilasciato dichiarazioni che destano l’interesse di chi, come noi, si batte ogni giorno per i diritti e le prospettive di dottorandi e precari della ricerca. Riteniamo dunque essenziale che il Ministero si confronti con le parti sociali, evitando di chiudersi in un’autoreferenzialità che danneggerebbe tutta la comunità accademica. 

Coronavirus, ADI consegna firme petizione al Min. Manfredi e ai presidenti di CRUI e CUN

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La petizione ADI "Tutelare dottorandi, assegnisti e precari della ricerca nell’emergenza Covid-19" in soli 13 giorni ha raccolto più di 8.500 firme, che oggi consegniamo con questa nuova lettera al Min. Manfredi, al Presidente CRUI Resta e al Presidente CUN Vicino. I dottorandi e i precari della ricerca in Italia non possono più aspettare.

Ministro Manfredi, dove sei?

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Ci sono parti sociali, che rappresentano a livello nazionale studenti, dottorandi e ricercatori precari, che il Ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi non ha ancora incontrato (neanche in forma telematica) dal suo insediamento, così come non è intervenuto al CNSU. Chiediamo, ancora una volta, un incontro.

Nuovo Ministro, nuovo Ministero, ma il Miliardo di euro per l’Università dov’è? Tutti in piazza il 9 gennaio per il futuro dell’Università e della Ricerca

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Le prime moderate dichiarazioni del neoministro dell'Università sull’ammontare delle risorse da impiegare non fanno ben sperare. Sarebbe il caso che Gaetano Manfredi ponesse le stesse condizioni di Fioramonti: investire almeno un 1 mld di euro per Università e Ricerca nella prossima finanziaria, pena le sue dimissioni. Noi ci mobiliteremo giovedì 9 gennaio 2020 per chiedere un congruo rifinanziamento e radicali riforme del mondo accademico.

Le dimissioni di Fioramonti: un'occasione per guardare alla Luna e non al dito

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Prendiamo atto della notizia delle dimissioni di Lorenzo Fioramonti dal suo incarico di ministro dell'Istruzione, avvenuto in seguito all'approvazione di una Legge di Bilancio. Pur apprezzando la coerenza del suo gesto, riteniamo che il dibattito di queste ore non colga il nodo centrale del problema. Abbiamo bisogno di un sistema formativo che sia realmente motore dello sviluppo del Paese ma ancora prima delle persone che lo attraversano: per costruirlo, sia chiaro a ogni ministro e a ogni governo, servono risorse.

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