Rappresentanza elettiva per dottorandi e assegnisti della Sapienza

Lo scorso 22 gennaio, è stata approvata dal Senato Accademico un’importante modifica dello Statuto della Sapienza che riguarda tutti i dottorandi e gli assegnisti di ricerca dell’ateneo: l’istituzione di un rappresentante elettivo per tali categorie. In precedenza, al contrario, il rappresentante veniva nominato - e non eletto - su proposta del Rettore dal Senato accademico. Il risultato è stato ottenuto grazie allo sforzo messo in campo da ADI Roma, che dal febbraio dello scorso anno ha avviato una campagna sulla rappresentanza elettiva di dottorandi e assegnisti negli organi centrali di Sapienza. Da ora in avanti, grazie all’impegno dell’ADI, i dottorandi e gli assegnisti di ricerca dell’ateneo potranno finalmente scegliere democraticamente chi li andrà a rappresentare in Senato Accademico, una persona che potrà presiedere a tutte le sedute, accedere ai documenti e presentare interrogazioni.

Si tratta tuttavia di un successo parziale. Non possiamo infatti non esprimere il nostro rammarico e la nostra insoddisfazione per quanto riguarda la mancata introduzione di questa figura di  rappresentanza nei 35 membri ufficiali con diritto di voto. Secondo quanto introdotto dalla Legge Gelmini, i Senati accademici possono contare un massimo di 35 membri con diritto di voto; in Sapienza questo numero è dato dalla somma di 24 docenti e ricercatori, 6 studenti e 5 tecnici amministrativi. Nessuna di queste categorie ha accettato di  perdere un seggio per permettere il pieno accesso a dottorandi e assegnisti di ricerca. Di conseguenza il rappresentante dei dottorandi e assegnisti rimane ancora un membro aggiunto del Senato, senza far parte integrante del gruppo dei 35, e quindi senza diritto di voto: l’unica, importante, differenza è che adesso potrà essere eletto da coloro che andrà a rappresentare, anziché scelto dal Rettore. Comprendiamo la volontà delle altre categorie di massimizzare il proprio livello di rappresentanza, ma, di fatto, in questo modo si è impedito ad una componente fondamentale per la vita dell’ateneo di avere pari dignità riguardo un diritto fondamentale come la rappresentanza.

Inoltre, critichiamo il metodo seguito: la rappresentante nominata di dottorandi e assegnisti attualmente in carica, Anna Salvino Valenzano, con cui ADI Roma è in contatto dal giorno della sua nomina, non è stata inclusa nella Commissione istituita per la modifica dello Statuto; rappresentativa solo delle categorie già presenti in Senato accademico, la Commissione ha così deciso che le migliaia di dottorandi e assegnisti presenti in Sapienza, a differenza di Professori Ordinari, Associati, Ricercatori, Studenti e personale TAB, non possono godere di una piena ed effettiva rappresentanza.

Riteniamo dunque che Sapienza abbia perso un’occasione per aumentare la democraticità interna all’Ateneo, tanto più importante date le sue dimensioni; nonostante ciò, crediamo si tratti comunque di un punto di partenza fondamentale e di uno strumento utile a disposizione di tutti i colleghi, specialmente in  un’ottica globale che vede ancora mancare negli altri atenei cittadini una figura di rappresentanza democraticamente eletta per dottorandi e assegnisti.

Il testo ufficiale della delibera relativa alla seduta del Senato del 22 gennaio sarà disponibile nei prossimi mesi su questa pagina. Bisognerà inoltre aspettare il completamento dell’iter di approvazione del nuovo Statuto e la sua emanazione ufficiale. Per quanto ci riguarda, la battaglia non finisce qui: nei prossimi mesi monitoreremo che la stesura del regolamento elettorale sia un processo il più trasparente e democratico possibile.
Un ringraziamento sincero va all’odierna rappresentante nominata anna [dot] valenzanoatuniroma1 [dot] it (Anna Salvina Valenzano) e al rappresentante degli studenti mattiascandoloatyahoo [dot] it (Mattia Scandolo) (Link-coordinamento universitario), che hanno dato voce alla nostra proposta e hanno portato questa fondamentale battaglia promossa da ADI Roma in Senato, dove i dottorandi avranno presto (finalmente!) almeno diritto di parola.