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Statale di Milano: salta il numero chiuso per le facoltà umanistiche

Statale di Milano: salta il numero chiuso per le facoltà umanistiche

Nella giornata di ieri un’ordinanza del TAR del Lazio ha sospeso l’efficacia del provvedimento con cui il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Milano, il 27 maggio scorso, deliberava l’introduzione del numero programmato per le facoltà umanistiche. Il ricorso, presentato a fine luglio dall’Unione degli universitari (UDU), verrà discusso nel merito il prossimo 9 maggio.

Per una università pubblica e democratica: reclutamento, diritto allo studio, retribuzioni

Per una università pubblica e democratica: reclutamento, diritto allo studio, retribuzioni

Nelle scorse settimane si è molto discusso, sulla stampa e negli atenei, dello sciopero dei docenti universitari promosso dal "Movimento per la dignità della docenza universitaria". I docenti rivendicano lo sblocco degli scatti stipendiali e il riconoscimento a fini giuridici degli anni di blocco, come tutte le altre categorie del pubblico impiego.

CUN - No al numero chiuso, riparta il reclutamento. Approvata mozione di ADI e LINK

CUN - No al numero chiuso, riparta il reclutamento. Approvata mozione di ADI e LINK

Nella seduta dell’11 e 12 luglio, il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) ha approvato una mozione proposta da ADI e LINK – Coordinamento Universitario riguardante i corsi a numero programmato.

Nei mesi scorsi l’introduzione del numero programmato nei corsi di laurea di Studi Umanistici dell’Università Statale di Milano ha generato un acceso dibattito riguardo alle cause, agli effetti e all’opportunità di istituire tali limiti nell’accesso agli studi. Questo dibattito è stato portato all’attenzione del CUN, che ha esaminato a fondo le cause che stanno portando molti atenei all’introduzione di corsi a numero programmato.

#ricercaèfuturo: investiamo sui Ricercatori! Parte la campagna di ADI, ARTeD e FLC-CGIL

Uno dei principali problemi dell’Università italiana e dell'intero sistema Paese è lo stato di precarietà contrattuale in cui versa la maggioranza dei ricercatori, frutto del cronico sottofinanziamento del sistema universitario italiano dal 2008 in poi. Oggi più che mai il futuro dell'Università e della ricerca dipendono direttamente dalle prospettive di chi lavora nella ricerca e svolge attività didattica con contratti precari, senza alcuna certezza, costretti il più delle volte ad abbandonare l'università dopo anni di lavoro o a fuggire all'estero, con una perdita netta di risorse investite e potenziali per l'intero Paese.

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